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12 Anni schiavo

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Il film racconta la storia vera di Solomon Northup, residente a Saratoga Springs nello stato di New York. Lui è nero ma nel liberale nord questo non sembra essere un problema. Stimato violinista vive con la moglie e due figli, un maschio e una femmina. Tutto sembra andare a a gonfie vele, fino a quando non accetta l’offerta di unirsi a due stimabili agenti , che gli offrono una serie di spettacoli a Washinghton, dove per suonare il suo violino sarà ricompensato lautamente.
Il problema è che i due da benefattori si trasformano in antesignani del gatto e la volpe di collodiana memoria, vendendo il malcapitato a degli schiavisti che lo trasportano in Lousiana, dove diventa merce di scambio, un prodotto da vendere al miglior offerente; si perchè essere neri nel conservatore e razzista sud è un problema serio.

Privato dei documenti che certificano la sua libertà, viene prima venduto ad un padrone, che per essere uno schiavista ha il cuore tenero e presto passerà sotto la proprietà di un padrone ben più duro, interpretato da un mefistofelico Micheal Fassbender.

Solomon subirà le peggiori punizioni fisiche e psicologiche; la sua volontà sarà annichilita, ma non perderà mai la speranza che gli farà tenere a mente l’unico comandamento buono in quella situazione: Sopravvivere.

Sopravvivere significa non ribellarsi, non alzare mai la voce, abbassare la testa di fronte a stupri, punizioni corporali ed esecuzioni.
Qui è da ricercare il senso del fim e la domanda che ci pone:
Ma se gli schiavi avessero avuto la forza di ribellarsi?
Se ci fosse stata un maggiore solidarietà tra di loro che cosa sarebbe successo?

La risposta c’è e suona anche come un’accusa verso il protagonista, e verso tutti coloro che in una situazione di oppressione decidono per il silenzio e l’accettazione.

Una scena emblematica del film descrive bene il sentimento del regista, quando Solomon ricorda il periodo in cui con la famiglia si recava all’emporio di Saratoga Spings a fare spese e proprio in quella occasione incrociava lo sguardo con un nero meno fortunato di lui e non ancora libero. Lo sguardo del protagonista era compiaciuto di avere raggiunto quello status che all’altro ancora mancava. Non c’era solidarietà negli occhi di Solomon, ma solamente la consapevolezza di essere invidiato.

Il film non si risolve certo in questo dilemma etico, sopravvivere o resistere, ma ne è una parte essenziale e la chiave per capire un’opera potente e splendidamente interpretata da un cast stellare.

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